Il peso, nel presente, della storia intergenerazionale

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L’opera di Klimt “Le tre età della donna” è una rappresentazione simbolica delle tre fasi della vita femminile: l’infanzia, la maternità ed il declino della vecchiaia.

Superando l’impatto iniziale dato dalla differenze fra la freschezza del corpo giovanile in contrasto con la decadenza senile, è possibile notare uno sguardo assente della donna anziana che ha il viso coperto dai capelli. Inoltre, è l’unica figura a cui l’artista ha deciso di raffigurare i piedi.

Lo sguardo viene di solito associato con la conoscenza cosciente, il guardare è il sapere cosa sta succedendo. Freud, in un suo scritto, paragona lo psicoanalista all’archeologo in quanto entrambi vanno alla ricerca della “città sepolta” per riportala alla luce, al nostro sguardo.

La “città sepolta”, Freud si riferiva alla città di Pompei, è riuscita a rimanere intatta, a resistere alle intemperie del tempo essendo protetta dallo strato di lava solidificato. Anche l’inconscio, così come Pompei sepolta, riesce a conservarsi intatta se lontano dallo sguardo della coscienza. Tanto più ne siamo inconsapevoli quanto più ne siamo influenzati.

L’assenza di sguardo, dell’attenzione consapevole, nei confronti delle nostre storie familiari è ciò che ci permette di vivere nella convinzione di esseri soli nei nostri nuclei familiari. Pensiamo che il nostro presente sia autentico, una nostra produzione esclusiva, di esserne gli unici fautori, ma, ne siamo d’avvero sicuri? Quante volte ci soffermiamo a riflettere sull’esistenza di possibili analogie fra la nostra famiglia nucleare e le rispettive d’origine?

Quando l’inconscio lavora sotto traccia, lontano dallo sguardo cosciente, interviene un meccanismo psichico molto radicato in noi, la coazione a ripetere. Esso si basa sulla tendenza a ricreare nel presente situazioni relazionali associate al nostro passato. Ricerchiamo costantemente persone che rispondono ai nostri oggetti interni, ovvero ai primi nostri modelli relazionali, i nostri genitori. La coazione a ripetere funziona “nel bene e nel male”, la ricerca della costanza riguarda tutti le situazioni, sia quelle dannose che quelle vitali.

Parliamo di meccanismi inconsci che funziono proprio perchè sono lontani dalla nostra consapevolezza. A questo punto potremmo chiederci, quanto siamo d’avvero liberi di fare le nostre scelte sotto l’azione della coazione a ripetere?

Più è incisiva l’azione inconscia della coazione a ripetere e più possiamo considerarci “schiavi del nostro passato”. Fortunatamente la mente umana è imprevedibile e non tutti fanno le stesse scelte, non esiste alcun determinismo o rapporto lineare causa-effetto.

Come scriveva Winnicott, la nascita di una psicopatologia è legata all’intervento contemporaneo di tre fattori: l’ambiente, il carattere del singolo ed un elemento imprevedibile o casuale. Ad esempio, i modelli oggettuali potrebbero essere ricercati anche nella società, oppure in qualche nonno o nonna.

A questo punto la situazione si complica ulteriormente, i genitori che hanno cresciuto un bambino/a sono stati a loro volta figli, ovvero portano dentro di loro le storie delle rispettive famiglie d’origine che si sono incontrate. Per questo motivo, volendo provare a fantasticare, l’opera di Klimt potrebbe prevedere la rappresentazioni di almeno due coppie genitoriali. Il presente e passato di una coppia genitoriale potrebbe esser influenzato dalla storia ed i vissuti dei rispettivi genitori e nonni.

È praticamente impossibile riuscire a stabilire il punto, la generazione dove fermarci per comprendere a pieno il presente perché ci si dovrebbe basare su contenuti inconsci che, in quanto tali, sfuggono alla narrazione. Si creano dei buchi nella nostra storia, segreti che vengono trasmessi inconsciamente attraverso le generazioni.

Un esempio ben fatto di questa trasmissione intergenerazionale è rappresentata nel libro “Ogni cosa è illuminata” di Jonathan Safran Foer del 2010. Il testo racconta le avventure di un giovane studente Americano Jonathan che riceve, sul letto di morte, una fotografia da parte della nonna. Spinto dall’impulso di conoscenza, intraprende un viaggio in Ucraina per conoscere la storia di suo nonno sfuggito dalle deportazioni naziste.

Nel suo viaggio verrà accompagnato da una guida locale, Alex, ed il suo nonno affetto da una cecità psicosomatica, infatti, è in grado solo di guidare l’auto. Incontreranno la sorella della donna che salvò la vita del nonno di Jonathan ed il nonno di Alex riacquisterà la vista ricordando la sua storia, il suo esser stato un soldato alleato dei tedeschi.

“Ho riflesso molte volte sulla nostra rigida ricerca.
Mi ha dimostrato che ogni cosa è illuminata dalla luce del passato.
E’ sempre al nostro lato, all’interno, che guarda fuori. Come dici tu, alla rovescia.” (Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata, Guanda, 2010). Questa frase sembra racchiudere molto bene il concetto di trasmissione intergenerazionale.

Come scrive l’autore del libro, è l’interno che guarda fuori, alla rovescia rispetto a come siamo abituati noi a vedere le nostre vite. Nel senso comune, ci poniamo come soggetti che subiscono la realtà esterna, il destino. In questo caso il senso è invertito, è il mondo interno che guarda l’esterno, sono le nostre scelte, decisioni che determinano il mondo esterno.

Questa inversione deriva dai meccanismi inconsci, il fatto di non esser consapevole della nostra storia e della coazione a ripetere ci spinge a proiettare all’esterno parti non conosciute di noi stessi che possono agire liberi non essendo visti.