L’eterna lotta fra la medicina e la psicologia sulla pelle dei pazienti

9788856844306In questo libro l’autore, il Dott. Luigi Solano, in collaborazioni con altri colleghi descrive una ricerca condotta in tre studi di medici di base, a Roma, con una clientela di 1.500 pazienti per ogni studio. La ricerca è durata tre anni, dal 2008 al 2011, ed in questo lasso di tempo ogni psicologa ha incontrato circa 700 pazienti. Di questi circa un 50% hanno evidenziato un qualche tipo di disagio esistenziale.

Le domande analizzate sono state classificate in diverse categorie riguardante disagi sociali e relazionali: famiglia, malattia o lutto, lavoro o studio, maternità, immigrazione ed emigrazione.

Il testo racconta come i pazienti arrivavano tutti, ovviamente, con una richiesta biologica e l’integrazione di queste due figure professionali ha permesso un’analisi più accurata delle diverse domande portando, di conseguenza, ad invii più congrui alle richieste fatte.

A causa del limite temporale, non si è potuto costatare se questo esperimento ha portato ad una riduzione della spesa sanitaria pubblica, ma, ha evidenziato chiaramente una drastica diminuzione nella prescrizione di farmaci ed una riduzione di invii a strutture specialistiche di secondo livello nell’ambito della salute mentale. L’intervento psicologico ha evitato, in molti casi, che il disagio si tramutasse in patologia psichiatrica.

L’intervista condotta alla fine della ricerca ha messo in rilievo un miglioramento delle condizioni lavorative anche da parte dei medici, i quali si sono sentiti più sereni, dopo aver superato l’inevitabile gelosia iniziale, nel rapporto con i pazienti per via della presenza di un terzo che sembra aver permesso una distanza più modulare rispetto ai pazienti evitando iper-coinvolgimenti derivante da un transfert genitoriale.

Cosa ci dice questa ricerca? Perchè questa esperienza non viene approfondita? Eppure il dato è molto forte, si parla del 50% dei casi ed una drastica diminuzione dei farmaci prescritti, di un benessere evidenziato dagli stessi medici.

La questione è molto più complessa di quanto possa apparire, però, possiamo subito dire che in questo gioco di potere chi ne subisce le conseguenze sono sempre i pazienti, in questa lotta i pazienti non ci sono, nessuno se ne preoccupa. O meglio, vengono nominati solo come mezzo per salvaguardare i propri obiettivi.

Per me è assurdo che si debbano fare delle ricerche visto che le relazioni costante e bidimensionali fra mente e corpo sono state descritte in modo più sistematico già nel lontano anche se, in realtà, dovremmo andare alla notte dei tempi per ritrovare dei primi accenni sulla suddetta questione. Però si sa, è la moda di oggi, bisogna aspettare le ricerche.

Potremmo già soffermarci su un primo dato, perchè aspettare tanto tempo? E soprattutto, perchè continuare ad essere scettici dopo le ricerche? è assurdo osservare professionisti sanitari che si sorprendono nello scoprire, ad esempio, che il tono dell’umore possa incidere sul sistema immunitario o che nello stomaco ci sono strati neuronali.

Ma perchè accadde tutto ciò? La spiegazione ci deriva da quello che molti pazienti ci dicono durante le sedute “Dotto, un male fisico lo si accetta, nessuno ti dice nulle e tutti ti aiutano. Con la malattia mentale, invece, vieni isolato, guardato strano ed evitato se non addirittura colpevolizzato.” Non esiste gesto più sadico che dire ad una persona affetta da depressione “non ci pensare, tutto si sistemerà”, oppure ad un ansioso “devi affrontare le tue paure, sei sempre esagerato”.

La storia ci insegna che la società ha sempre riservato un trattamento disumanizzante verso chiunque avesse delle difficoltà mentale, soffrisse o fosse “diverso”. Si iniziò a bruciarle, poi a rinchiuderli tenendoli separati ed isolati dagli altri. Ed oggi, come ci si comporta?

Sempre allo stesso modo, ovviamente la cosa viene fatta in modo più sofisticato. Li si tappa la bocca con il farmaco come le mamme che ricorrono sempre ed in ogni caso al cibo perchè angosciati dal pianto dei figli, assecondati sottoponendoli ad una serie di esami superflui tanto “che male fanno e poi cosi siamo più sicuri” senza preoccuparsi minimante dell’ansia legata ai momenti che precedono l’esame e lo sconforto successivo nello scoprire di non essere affetti da nessuna malattia. Quando poi non sanno più fare, sono stanchi ecco che si ricordano dello psicologo.

La domanda però resta, perchè accade tutto ciò? Perchè la storia si ripete anche se in modo diverso? Perchè fra la medicina e la psicologia c’è una guerra secolare in atto che distrugge qualsiasi tentativo di collaborazione ed integrazione?

La risposta sembra semplice, in realtà è molto difficile da comprendere. Il disagio mentale, la sofferenza psichica richiede l’entrare in contatto con il proprio mondo interno, un alleggerimento delle difese che libera l’angoscia da cui la persona prova a difendersi. Entrare in contatto con le parti di se, con il proprio inconscio è doloroso, un processo lungo che non avrà mai una conclusione, resteranno sempre delle macchie cieche, ci sarà sempre un inconscio non rimosso formato da elementi che non hanno mai avuto accesso alla coscienza.

Sull’efficacia del processo analitico non ci sono dubbi, nel senso che cambia radicalmente la vita delle persone. Le domande però sono: quanti vogliono d’avvero vivere bene? Quanti riescono a sostenere un analisi? Quanti riescono a tollerare di sentire il dolore, accettare la frustrazione, la mancanza e prendersi il tempo necessario?

Questa prospettiva apre anche un’altro scenario, la responsabilità inconscia, come ci si sente nello scoprire che la nostra mente sceglie in modo inconsapevole una strada al posto di un altra? Come ci si sente nello scoprire che siamo noi i fautori del nostro destino?

Di certo, apparentemente, è più rassicurante pensare che tutto dipende dal biologico, cosi noi possiamo lavarcene le mani ed essere trattati come “povere vittime del destino crudele”. Il ricorso alla medicalizzazione dei tempi nostri ci toglie dalla possibilità di metterci in discussione, di affrontare le nostre difese, la nostra sofferenza, non c’è mistero perchè tutto può essere spiegato da un esame obiettivo. La cura prevede un percorso di accettazione passiva di una serie di direttive stabilite dal Professorone. Così si crea una situazione dove c’è un altro che ci dice cosa fare.

Come scrisse Lacan, il discorso psicoanalitico si differenza dal discorso del padrone e quello isterico perchè il soggetto diventa colui che ha un sapere su di se e l’analista si mette in una posizione d’attesa per favorirne la sua emersione.

Perchè i medici alimentano questo sistema prescrivendo farmaci con estrema leggerezza e visite specializzate? Per via del proprio narcisismo, l’invio sarebbe una grave ferita narcisistica poichè verrebbe vissuto come un fallimento personale. Nel modello medico vigila il discorso del padrone ed essere il padrone piace a tutti noi, ci fa sentire onnipotenti ed indispensabili per la vita delle persone. Anche l’esaltazione biologica e la minimizzazione dell’azione psichica è un rimando al proprio narcisismo essendo legato alla propria professione.

Quante volta ho sentito dire, dai medici di base, “beh ma io sono anche psicologo per il lavoro che faccio” affermazione che nasconde una svalutazione della funzione psicologica ed un esaltazione del proprio narcisismo.

Vi è anche un altro aspetto, il bisogno di dover piacere ai propri pazienti. Rispettare il proprio mandato etico porta, in alcune situazioni, ad essere anche odiati dai pazienti. Pensiamo ad un caso d’ipocondria, ad esempio, dove una persona si reca dal medico avendo già in mente di dover ricevere un farmaco, una visita specialista o un esame. Ora, se il medico rispetta l’idea del paziente diventa “bravo”, se invece inizia a cercare di fargli capire che forse sarebbe importante optare per un altra cosa si trasforma in quello “cattivo” con il rischio che possa andare da un’altro medico “bravo che fa quello che gli dice”.

A questo punto il medico dovrebbe fare una scelta molto difficile, rispettare il proprio mandato etico pensando al benessere del paziente oppure alimentare il proprio narcisismo, tenere buono l’altro, arrivare a fine giornata e tenersi stretto il paziente? Vi è anche un altro vantaggio, magari riesce a fare un invio ad un amico specialista che lo ringrazia con qualche favore o regalo cosi da guadagnarci due volte.

Fortunatamente ci sono anche medici che scelgono di tutelare l’aspetto etico, il discorso non è mai unidirezionale perchè ciò vale anche per i colleghi psicologici che tendono di ricondurre tutto ad una spiegazione psicologica ignorando gli aspetti medici. Il problema sussiste ogni qual volta si fa prevalere una parte sull’altra poichè si parte da un gravissimo errore funzionale: il dividere, lo scindere due elementi strettamente interconnessi fra loro, il corpo e la mente. Non a caso, nell’inconscio ci sono soprattutto tracce sensoriali. Freud, nell’interpretazione dei sogni, descrive che alcuni nostri sogni nascono da stimoli sensoriali interni al nostro corpo. Anche il malfunzionamento di un organo può dar vita ad un sogno.

Dott. Fulvio Cassese Informazioni