La bellezza e profondità dei luoghi misteriosi

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La psicoanalisi si reca nei luoghi dai quali tutti gli altri sfuggono per paura vivendo un esistenza dimezzata. A prescindere da tutte le diverse declinazioni teoriche, la psicoanalisi ha sempre avuto come oggetto d’analisi l’inconscio delle persone e questo è ciò che la distingue da tutti gli altri orientamenti psicoterapici.Attacchi di panico: un mostro da distruggere o una voce fuori dal coro?

Si parte dal presupposto che la mente umana non può essere ridotta solo al contenuto manifesto, ovvero le sue manifestazioni esterne. Chiunque di noi ha potuto fare esperienza, più volte, del contenuto latente il quale si può manifestare in condotte definite irrazionali, bizzarre, sintomi, malessere generalizzati, vuoti, sensazioni d’estraneità verso se stessi o il mondo circostante, in proiezioni esterne e nelle relazioni.

Se l’esistenza dell’inconscio non può essere negata per via dei suoi numerosi segnali che ci fornisce giorno dopo giorno, perchè essa è ancora messa in discussione? Perchè si fa così fatica, nonostante l’evidenza, a vederlo e sentirlo? Tutte queste difficoltà si manifestano attraverso una critica feroce ed ingiustificata al metodo psicoanalitico che ha l’unica colpa di recarsi nei luoghi più spaventosi e allo stesso tempo più affascinanti della nostra mente.

La risposta a questa domanda è molto complessa, il mistero ci affascina e allo stesso tempo ci spaventa mettendo in scena tutte le nostre fragilità, difficoltà, la nostra storia, la nostra intimità. Per non parlare dell’imprevedibilità e lo scarso controllo che possiamo esercitare sui contenuti psichici più profondi. Concetti divenuti pericolosi, inammissibili nella nostra società che ci impone, invece, di essere inumani ovvero forti, perfetti, egoisti, inespressivi e omologati.

Basti pensare a tutti i sacrifici che siamo disposti a fare pur di non ascoltarci d’avvero. L’affidarci solo a contenuti manifesti, razionali della nostra mente è una pura illusione che ci porta a condurre una vita fatta di vuoti, assenza di desideri e della bellezza derivante dall’unicità umana, piena zeppa di bisogni.

L’illusione sta nel fatto che l’inconscio più viene ignorato e più avrà vita facile potendo agire di nascosto dalla nostra attenzione cosciente. Ignorare una parte significativa di noi ci condurrà al famoso senso di vuoto, il processo è molto intuitivo da comprendere. Immaginiamo di decidere di accendere una piccola luce in un grosso palazzo, cosa accadrà? La poca luce ci permetterà di vedere solo una parte di una stanza e tutto il resto ci apparirà come buia e, dunque, vuota. La clinica ci insegna come il vuoto non è assenza di qualcosa, ma, paura di addentrarsi dentro di se.

IL vuoto si ricollega all’assenza di desideri e alla vita dimezzata. Nell’inconscio, infatti, c’è tutto di noi, ci siamo noi. Se limitiamo la nostra attenzione solo ad una piccola parte di noi, come potremmo mai entrare in contatto con i nostri desideri?

Nel senso comune facciamo una gran confusione fra domanda e bisogno attribuendo al secondo il nome del primo. Il volere una macchina nuova, un cellulare, un oggetto qualsiasi e talvolta anche le persone è un bisogno in quanto è strettamente correlato a quell’oggetto tant’è che solo il suo possesso può far avvertire un sollievo momentaneo. Il desiderio, invece, è svincolato, come affermava J.Lacan nel testo “Formazione dell’inconscio” (1957-1958), dall’oggetto concreto e dalla domanda rivolta ad esso. Il desiderio ha sempre una radice inconscia, desiderare di essere un medico può attingere, ad esempio, al desiderio inconscio di aiutare gli altri nella speranza di risolvere una propria questione interna. Esso è avvolgente, richiede un lungo lavoro interno d’adattamento alla realtà e non può mai essere espresso così come presente nella nostra mente dovendo adattarsi ai limiti esterni, ci si trova un compromesso.

Per questo motivo, ci lascia sempre un pò sospesi, ma, allo stesso tempo ci permette di vivere tutto sommato felici e sereni perchè ci rende in grado di esprimere tutta la nostra personalità, è complesso, profondo, unico e dunque affascinante. Il bisogno, invece, è legato solo alla sua utilità e per questo ci lascia sempre un vuoto interno non soddisfacendo il nostro desiderio inconscio e rendendoci uguali a tutti gli altri.

Dott. Fulvio CasseseInformazioni

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